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24 luglio 2011
25 luglio la fine della dittatura e l'inizio per la lotta della libertà
Segreteria di S.A.I. il Governatore Maximo

 N.Prot. Segr Gov. /024/2011                                                                     Sede degli Adrianei

Carissimi concittadini,amici,compagni di avventura , oggi 25/07/2011 celebriamo un’importante data,un avvenimento che rischia di essere in questi giorni trascurato sia per i fatti tragici accaduti in questi ultimi giorni in Norvegia , sia per le solite bagarre in cui si dibatte un morituro sistema politico della nazione italiana , sia per una certa compiacenza televisiva all’attuale regime.

 Cos’è il 25 luglio del 1943? Fu un giorno importante non solo per l’Italia ,ma anche per chi crede che la libertà trionfi sempre anche se a caro prezzo. Per questo la nostra nazione l’ha scelta come momento di commemorazione e festività nel suo calendario .Non è una semplice data estiva , magari in cui iniziano le vacanze ,ma fu il momento in cui un personaggio idolatrato ed intoccabile quale fu Benito Mussolini, il Duce d’Italia,il Novello Cesare,il Salvatore della Patria ,il fondatore dell’Impero e dell’Italia Nuova ,fu destituito dai suoi stessi amici camerati, durante la tragica riunione del Gran Consiglio tenutosi tra il 24 e d il 25 luglio del 1945, forse dovuto ad un momento di reale coscienza degli avvenimenti in cui le fanfaronate del romagnolo avevano scaraventato la povera e misera italietta di cartapesta in un gioco molto più grande delle sue possibilità, oppure , con un fare tutto italiano , l’applicazione del cosi detto “ si salvi chi può” per trovare indulgenza presso le nazioni alleate che ormai attaccavano su tutti i fronti ed in modo vittorioso ,il malefico asse , che in pochi anni aveva trasformato il mondo da una teorica follia delirante di un nuovo ordine mondiale , quale l’ affermazione di una razza superiore sia in occidente che in oriente ad un massacro mondiale. Rimandiamo il pensiero di quei giorni agli scritti e alle testimonianze che sapranno meglio di me illustrarvi i fatti cercando di evitarvi gli effetti polpettoni di cui siamo vittime in questa epoca di globale ignoranza. Esaminiamo assieme in rapide linee e con l’ausilio di vari autori che avvenimenti condussero a quella decisione fino ad allora impensabile. Ovviamente come tutte le operazione non ci si sveglia la mattina , ci si veste di orbace e si dichiara il Duce ,sino ad allora osannato ,decaduto .Sicuramente influirono due elementi essenziali:

 1. L’andamento della guerra ed il contesto socio/politico e militare che si venne a creare;

 2. la crisi che stava attraversando il P.N.F.(PARTITO NAZIONALE FASCISTA) nei suoi ranghi più alti oltre all’insofferenza di un popolo che non capiva quelle restrizioni e la distruzione di un paese per le megalomanie di un uomo. Esaminiamo il contesto storico e militare:

Cronologia del - 1943 gennaio In Italia situazione catastrofica: bombardamenti quotidiani, interruzione dei trasporti, mancanza di viveri, ecc.

15 gennaio Kesselring annuncia a Mussolini il ritiro di tutte le truppe tedesche dall'Africa.

31 gennaio La VI Armata tedesca capitola a Stalingrado. È il momento di svolta della guerra.

 2 febbraio Il generale Ambrosio succede a Cavallero come capo di stato maggiore generale.

5 febbraio Rimaneggiamento del governo fascista: Mussolini assume il ministero degli Esteri e Galeazzo Ciano viene nominato ambasciatore presso la Città del Vaticano.

12 febbraio In Tunisia la V Armata tedesca, serrata con le truppe italiane nella morsa anglo-americana, tenta di rompere l'accerchiamento, ma ottiene solo un successo locale.

18 febbraio In Germania Goebbels proclama la "guerra totale".

1 marzo In Italia riduzione del 25% dell'energia elettrica per l'illuminazione. Grandi scioperi operai scuotono le strutture del regime.

6 marzo In Tunisia la I Armata italiana attacca vanamente le truppe di Montgomery.

 10 marzo Rommel abbandona l'Africa e ritorna in Germania.

 7-10 aprile Incontro Mussolini-Hitler a Salisburgo.

17 aprile Carlo Sforza succede a Vidussa nella segreteria del Partito fascista.

12 maggio Mussolini autorizza l'armata italiana ad arrendersi e nomina Messe Maresciallo d'Italia.

15 maggio Discorso di Mussolini dal balcone di Piazza Venezia ("In Africa ritorneremo").

 6-11 giugno Dopo 6 giorni e 6 notti di massicci bombardamenti la base di Pantelleria si arrende agli anglo-americani.

10 giugno Nella riunione del Consiglio dei ministri alcuni membri del gabinetto denunciano l'insostenibilità della situazione.

 24 giugno Giovanni Gentile parla in Campidoglio per rianimare il fronte interno. Mussolini, parlando ai gerarchi, si scaglia contro i fautori della pace e detta le ultime disposizioni in caso di sbarco nemico (discorso detto del "bagnasciuga", che sarà reso pubblico 6 giorni dopo).

1 luglio Il vicepresidente romeno, in visita a Roma, suggerisce a Mussolini lo sganciamento dall'Asse. 9 luglio Gli Alleati sbarcano in Sicilia, a Gela.

10 luglio Sbarco alleato ad Augusta. Gli anglo-americani dilagano rapidamente per tutta la Sicilia.


19 luglio Convegno Mussolini-Hitler a Feltre: monologo del Führer, al quale Mussolini non osa chiedere il permesso di sganciarsi. Il duce ripone speranza nelle "armi segrete" che la Germania sta preparando. Pesante bombardamento alleato su Roma.

 22 luglio Gli Alleati entrano a Palermo. Dino Grandi, membro del Gran Consiglio del fascismo, informa Mussolini dell'ordine del giorno che intende presentare alla successiva riunione.

23 luglio Ultima seduta del Tribunale speciale. Dall'inizio dell'anno sono stati condannati 141 antifascisti, complessivamente a 1.349 anni di reclusione. Una condanna a morte (non eseguita).

24 luglio Alle 17 si apre la seduta del Gran Consiglio del fascismo.

 25 luglio Alle 3 del mattino viene approvato l'ordine del giorno presentato da Grandi (con 19 voti su 27). Alle 17 Mussolini porta al re le decisioni del Gran Consiglio e viene informato che sarà sostituito a capo del governo dal generale Badoglio. Al termine dell'udienza Mussolini viene tratto in arresto. Il radiogiornale della sera (ore 22.45) informa gli italiani dell'accaduto. Grandi manifestazioni antifasciste in tutta Italia.

 27 luglio Prima riunione del governo Badoglio: si decide l'immediato scioglimento del Partito fascista, la soppressione del Gran Consiglio e del Tribunale speciale, la liberazione dei condannati politici, il divieto di costituzione di qualsiasi partito.


 Citiamo inoltre un passo importante : “..Il 9-10 luglio 1943 gli Alleati (inglesi, americani e canadesi) sbarcarono in Sicilia, incontrando — salvo che a Catania — scarsa resistenza. Mussolini aveva predetto che, se si fosse verificato lo sbarco, le truppe anglo-americane sarebbero state annientate "sulla linea del bagnasciuga" (termine che aveva tutt’altro significato di quello che Mussolini gli attribuiva). Mentre Hitler faceva preparare i piani per una eventuale occupazione dell’Italia, all’interno si studiava la possibilità di defenestrare legalmente il Duce, adoperando a tale scopo il Gran Consiglio. Non più riunito dal 1939, questo supremo organo costituzionale del fascismo poteva riassumere le sue funzioni e procedere quanto meno a una riduzione dei poteri del dittatore.Il 16 luglio 1943 un gruppo di gerarchi guidato da Farinacci e da Scorza sottopose la proposta di riunire il Gran Consiglio allo stesso Mussolini, che l’accettò, mentre il re finalmente si muoveva nella stessa direzione. Pochi giorni dopo, il 19 luglio, Mussolini e Hitler s’incontrarono a Feltre: al solito il Fùhrer parlò lui soltanto per un paio d’ore, accusando l’altro per le deficienze dello sforzo bellico italiano. Mussolini, tacendo, diede l’impressione di accettare tali accuse. In pari tempo, però, Hitler dipinse una prospettiva ottimistica sulle sorti del conflitto. Episodio caratteristico: durante una pausa della riunione il generale Ambrosio e il sottosegretario agli Esteri Bastianini tentarono di far intendere a Mussolini che egli aveva il dovere di convincere l’interlocutore che l’Italia non era più in grado di combattere; Mussolini si disse d’accordo, promise che l’avrebbe fatto, ma, tornato a colloquio con il Fuhrer, non se la sentì e rimase nuovamente in silenzio. Di fronte alle contestazioni di Ambrosio e di altri del seguito per il suo rinnovato silenzio, Mussolini reagì trincerandosi dietro la difesa del regime, che in caso di sganciamento sarebbe stato distrutto: era il destino del partito e del regime fascista, non quello dell’Italia, che nel suo animo si poneva in primo piano. Durante il colloquio con Hitler, Mussolini fu informato che in quel momento si stava effettuando il bombardamento di Roma da parte degli aerei alleati: un bombardamento che fece vittime e danni nel quartiere popolare di San Lorenzo e accelerò la crisi finale del regime”-

Dagli argomenti esposti sembrano chiare le premesse che condussero al Gran Passo che consentì al popolo italiano il riscatto da una dittatura umiliante e disastrosa .Fu la riconquista delle proprie libertà ,della capacità di essere un libero cittadino che non fu scevro di ulteriori dolori e atrocità che condussero all’attuale repubblica e alla sua prima costituzione non ottriata ,ma scelta da una libera costituente che condurrà il paese verso il progresso. Queste cose sembrano lontane e non sempre assimilabili dalle giovani generazioni ( anche se quelle vecchie in fatto di ignoranza non sono da meno ) ,ma il rimbambimento a cui sono stati sottoposti da almeno 20 anni creando un pericoloso effetto polpettone mina le tutte le pene,i morti ,i sacrifici che consente a loro di poer scrivere liberamente minchiate su argomenti seri e che meritano un deciso approfondimento storico e politico. Citiamo quella riunione che fu determinante e i suoi retroscena :

 “.
.Le premesse L'operazione era stata elaborata in segreto da alcuni mesi da Dino Grandi d'intesa con il re Vittorio Emanuele III. Come si poteva deporre legalmente il Duce? Il Duce poteva essere esautorato solo dal Re. Ma il monarca non ne aveva più il potere, avendolo consegnato tutto al Duce, sia quello di governo sia quello delle Forze armate. Quindi occorreva come prima cosa che fossero ripristinati i poteri costituzionali del Re; il quale poi avrebbe tolto le deleghe del comando militare a Mussolini e le avrebbe assegnate ad altri.. Come fare per "restituire" i poteri costituzionali al Re? I gerarchi si sarebbero rivolti formalmente al monarca, chiedendogli di applicare l'articolo 5 dello Statuto Fondamentale del Regno (meglio noto come Statuto Albertino). Era questo l'articolo che attribuiva al Re il Comando Supremo delle Forze Armate, che aveva delegato a Mussolini, e attribuiva al Capo dello Stato ogni decisione di vertice. Lo strumento del Gran Consiglio serviva precisamente allo scopo. Il compito di parlare a nome dei gerarchi davanti a Mussolini fu assolto da Dino Grandi, sia perché era presidente della Camera, ma anche perché godeva di un grandissimo prestigio tanto che molti lo indicavano come probabile successore di Mussolini. Il piano rappresentava peraltro una mano tesa a Mussolini, cui si forniva una via di uscita che lo sollevava dal pagare per la responsabilità di aver condotto il Paese vicino alla rovina. « Ebbene, convocherò il Gran Consiglio. Si dirà in campo nemico che si è radunato per discutere la capitolazione. Ma l'adunerò. » (Con questa frase Mussolini accettò di convocare il Gran Consiglio il 24 luglio 1943) La riunione del Gran Consiglio, che non si teneva dal 1939, non fu ovviamente chiesta esplicitamente per deporre il Duce, bensì per esaminare la conduzione militare del conflitto; pare a taluni studiosi assai inverosimile che il Duce, accorto conoscitore e della politica e dei suoi gerarchi, non sospettasse subito l'argomento e non si rendesse conto che il Gran Consiglio aveva in mente di destituirlo, perciò è stata avanzata l'ipotesi (forse confortabile a posteriori dalla condotta dell'interessato durante la riunione) che Mussolini intendesse effettivamente rimettersi alle loro decisioni. Chiesta una prima volta il 13 luglio, Mussolini la respinse. Una nuova richiesta venne fatta il 16. Tre giorni dopo, Mussolini, di ritorno dall'incontro con Hitler presso Feltre (BL), la concesse appunto per la sera del 24. Dal fronte giungevano intanto notizie sempre più allarmanti: il 22 luglio gli anglo-americani avevano completato la conquista della Sicilia e si apprestavano a risalire la penisola. La seduta I lavori ebbero inizio poco dopo le 17. I consiglieri erano tutti in uniforme fascista con sahariana nera. Il segretario del partito fascista, Carlo Scorza chiamò l'appello, ma per il resto della seduta l'attività di segreteria fu svolta dallo staff della Camera dei Fasci e delle Corporazioni al seguito di Dino Grandi, presidente di quel ramo del Parlamento[6]. Mussolini riassunse la situazione bellica poi trasse le sue conclusioni: « Ora il problema si pone. Guerra o pace? Resa a discrezione o resistenza a oltranza?...Dichiaro nettamente che l'Inghilterra non fa la guerra al fascismo, ma all'Italia. L'Inghilterra vuole un secolo innanzi a sè, per assicurarsi i suoi cinque pasti. Vuole occupare l'Italia, tenerla occupata. E poi noi siamo legati ai patti. Pacta sunt servanda. » (Mussolini al termine del discorso introduttivo nella seduta del Gran Consiglio) Esito della votazione nominativa e riassuntiva dell'Ordine del Giorno Grandi Poi Grandi illustrò il suo O.d.G. In sostanza chiedeva il ripristino "di tutte le funzioni statali" e invitava il Duce a restituire il Comando delle Forze armate al Re. Presero la parola alcuni gerarchi, ma non per affrontare gli argomenti degli O.d.G., bensì per fare chiarimenti o precisazioni. Si attendeva un intervento incisivo del capo del governo. Mussolini, invece, affermò impassibile di non avere nessuna intenzione di rinunciare al comando militare. Si avviò il dibattito che si protrasse fin oltre le undici di sera. Grandi diede un saggio delle sue grandi capacità oratorie: dissimulando abilmente lo scopo reale del suo O.d.G., si produsse in un elogio sia di Mussolini che del Re. Anche lo stesso Ciano prese parola per difendere l'O.d.G. contestando le parole di Mussolini: « Pacta sunt servanda? Si, certamente: però, quando vi sia un minimo di lealtà anche dall'altra parte. Ed invece, noi italiani abbiamo sempre osservato i patti, i tedeschi mai. Insomma, la nostra lealtà non fu mai contraccambiata. Noi non saremmo, in ogni caso, dei traditori ma dei traditi. » (Galeazzo Ciano in difesa dell'O.d.G.) A questo punto anche Roberto Farinacci presentò un analogo Ordine del giorno. Successivamente Carlo Scorza diede lettura di due missive indirizzate a Mussolini in cui il segretario del partito chiedeva al Duce di lasciare la direzione dei ministeri militari. I presenti rimasero molto colpiti, sia dal contenuto, sia dal fatto stesso che Mussolini avesse autorizzato Scorza a leggerle in quella sede. Quando si era arrivati ben oltre le undici di sera, la seduta venne sospesa momentaneamente e Grandi ne approfittò per raccogliere firme a favore dell'O.d.G.. Alla ripresa anche Bottai si espresse a favore dell'O.d.G. Grandi. Poi prese la parola Carlo Scorza, che invece invitò i consiglieri a non votarlo e presentò un proprio O.d.G. a favore di Mussolini. Alcuni presenti valutarono nell'O.d.G. Grandi solamente il fatto che Mussolini veniva "sgravato dalle responsabilità militari" e, al contempo, la monarchia veniva chiamata all'azione, "traendola dall'imboscamento" (come dirà a posteriori Tullio Cianetti). Non si rendevano conto di quali enormi conseguenze avrebbe avuto un loro eventuale voto favorevole sull'assetto del regime. Alla fine del dibattito, i consiglieri si aspettavano un cenno di Mussolini. Di solito egli riassumeva la discussione e i presenti si limitavano a prendere atto di quello che aveva detto. In quest'occasione, invece il Capo del governo non espresse alcun parere e, adottando un atteggiamento passivo, decise di passare subito alla votazione degli O.d.G. Inoltre, anziché cominciare da quello di Scorza, fece iniziare da quello di Grandi. Questa decisione di "disimpegno" fu fondamentale ed impresse una svolta decisiva all'esito della riunione.

La votazione

I 28 componenti del Gran Consiglio furono chiamati a votare per appello nominale. La votazione sull'ordine del giorno Grandi si concluse con:
 • 19 voti a favore (Dino Grandi, Giuseppe Bottai, Luigi Federzoni, Galeazzo Ciano, Cesare Maria De Vecchi, Alfredo De Marsico, Umberto Albini, Giacomo Acerbo, Dino Alfieri, Giovanni Marinelli, Carluccio Pareschi, Emilio De Bono, Edmondo Rossoni, Giuseppe Bastianini, Annio Bignardi, Alberto De Stefani, Luciano Gottardi, Giovanni Balella e Tullio Cianetti che il giorno dopo scrisse a Mussolini ritrattando il suo voto);

• 8 voti contrari (Carlo Scorza, Roberto Farinacci, Guido Buffarini-Guidi, Enzo Galbiati, Carlo Alberto Biggini, Gaetano Polverelli, Antonino Tringali Casanova, Ettore Frattari);

• un astenuto (Giacomo Suardo).

Dopo l'approvazione dell'O.d.G. Grandi, Mussolini ritenne inutile porre in votazione le altre mozioni e tolse la seduta. Alle 2,40 i presenti lasciarono la sala.

Le conseguenze

L'indomani, 25 luglio, Mussolini si recò a Villa Savoia per un colloquio con il Re, che aveva fatto sapere che lo avrebbe ricevuto alle 16; vi si recò accompagnato dal segretario De Cesare, con sotto braccio una cartella che conteneva l'ordine del giorno Grandi, varie carte, e la legge di istituzione del Gran Consiglio, secondo cui l'organismo aveva solo carattere consultivo. Il Re gli comunicò la sua sostituzione con il Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio e infine lo fece arrestare all'uscita di Villa Savoia. Per tutta la giornata venne mantenuto uno strettissimo riserbo su quanto accaduto. Solo alle 22,45 fu data la notizia. La radio interruppe le trasmissioni per diffondere il seguente comunicato: « Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo ministro e Segretario di Stato, presentate da S.E. il Cavaliere Benito Mussolini, e ha nominato Capo del Governo, Primo ministro e Segretario di Stato, S.E. il Cavaliere Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio. » Badoglio, per non destare sospetti nei confronti dei tedeschi, pronunciò, in un discorso radiofonico alla nazione, queste parole: « […] La guerra continua a fianco dell'alleato germanico. L'Italia mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle sue millenarie tradizioni […]. » L'indomani (lunedì 26 luglio) la notizia aprì le prime pagine dei quotidiani. Tutti la pubblicarono con caratteri cubitali. Nessun giornale, però, sapeva che cosa ne era stato di Mussolini. L'intera giornata del 26 trascorse senza avvenimenti di rilievo. Solo la mattina del 27, martedì, la stampa diede notizia che il Gran Consiglio, nella notte tra il 24 e il 25, aveva votato l'ordine del giorno di Dino Grandi con la conseguente assunzione dei poteri da parte del Re .


Oggi è un giorno di libertà,mia madre ne parlava con entusiasmo ,come una coltre nera e pesante avvolgesse la libera vita degli italiani.purtroppo la felicità durò poco e la restituita libertà avverrà in un altro 25 ,ma di aprile del 1945 dopo che il paese fu devastato nelle cose e nell’anima ,ma con tutto ciò si seppe risollevare e costruire .anche con tutti i suoi difetti e problemi irrisolti,un paese moderno e libero che spera ancora in un’ulteriore riscatto del suo popolo,umiliato,ma mai invitto!

 Casa degli Adrianei 24-25/07/2011                            S.A.I. GIOVANNI I GOVERNATORE MAX



permalink | inviato da SOVRANO MILITARE ORDINE ROMANO ADRIANEO il 24/7/2011 alle 22:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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